70 anni fa

Verso la metà degli anni ’50 la Guerra Fredda sembrava aver raggiunto una situazione critica: entrambi i contendenti possedevano la bomba all’idrogeno, un’arma con un potenziale distruttivo teoricamente illimitato anche per una singola testata. Furono sperimentate testate capaci di sprigionare un’energia migliaia di volte superiore a quella sprigionata dalle bombe che avevano raso al suolo Hiroshima e Nagasaki e ucciso all’istante decine di migliaia di persone. USA e URSS non mostrarono la minima esitazione nell’inserire a pieno diritto i nuovi ordigni nei loro progetti di strategia bellica.
Nel prendere atto di questa situazione estremamente pericolosa il filosofo e scienziato Bertrand Russell scrisse ad Albert Einstein, suggerendo che “i più eminenti uomini di scienza avrebbero dovuto fare qualcosa di grande effetto, per far comprendere alla gente ed ai governi le catastrofi che potevano essere causate”.
Il 9 luglio 1955, a Londra, durante una conferenza pubblica gremita di rappresentanti dei mezzi di informazione, Russell annunciò per la prima volta quello che fu poi conosciuto come “il Manifesto Russell-Einstein” e che rappresenterà il primo importante documento di denuncia sulla minaccia rappresentata dalle armi nucleari per il genere umano.

