Vittorio, conosciuto da tutti come Vik, era la voce di Gaza. Vi era arrivato nel 2008 con l’International Solidarity Movement, deciso a usare il proprio corpo come scudo e la parola come strumento di denuncia dell’oppressione del popolo palestinese. Tra il dicembre 2008 e il gennaio 2009, durante l’offensiva israeliana Piombo Fuso, Vik raccontò giorno per giorno la devastazione inflitta alla popolazione civile. I suoi articoli, pubblicati su Il manifesto e poi raccolti nel libro “Restiamo umani”, restituivano un racconto ravvicinato, appassionato e allo stesso tempo precisione, capace di attraversare il rumore della propaganda e di arrivare al cuore dei lettori italiani.
Quindici anni dopo, l’anima di Vittorio Arrigoni continua a girare tra le macerie di Gaza e nelle piazze italiane come una presenza ostinata, una voce che non si è lasciata spegnere nella notte tra il 14 e il 15 aprile 2011. L’attivista, scrittore, reporter e volontario italiano era stato rapito e poi ucciso da un sedicente gruppo armato salafita, emerso dal nulla nell’ombra di una Striscia stretta nell’assedio di Israele e periodicamente bombardata.

